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mercoledì 1 febbraio 2012

le monografie 3 - Gli eredi di Sartana

Gli eredi di Sartana
...come una risata seppellì il western all'italiana 

Avevano sempre le facce di George Hilton e Gianni Garko, giravano il West sempre vestiti in modo elegante, erano sempre cinici e pieni di trucchi, ma fin dai nomi non avevano più nulla di diabolico: Camposanto, Alleluja e Spirito Santo sono stati la versione bonacciona di Sartana. Regista, attori, sceneggiatori e cast tecnico dei film di cui stiamo per scrivere erano praticamente gli stessi della serie ufficiale del gambler-becchino, il che garantiva una confezione sempre di una certa classe, ma i risultati furono molto diversi. Perché i tempi erano ormai molto diversi.


1971 GLI FUMAVANO LE COLT... LO CHIAMAVANO CAMPOSANTO
di Giuliano Carnimeo con Gianni Garko, William Berger, Chris Chittell, John Fordyce, Ugo Fangareggi, Nello Pazzafini, Rick Boyd

La lugubre ironia dei film di Sartana inzia a stemperarsi in quella più innocua dei Trinità. Infatti è messa in scena una vecchia sceneggiatura di Clucher/Barboni, il creatore del celebre dittico con Bud Spencer e Terence Hill. Peccato che l’ironia di Barboni, quando non corretta dalla carismatica presenza della copia Spencer & Hill, tendesse sempre un po’ troppo al bonaccione. Ne esce infatti un simpatico film per ragazzi, comicarolo, non ancora “fagioli” (fortunatamente), pieno di buffonate e scazzottate come di morti ammazzati. Ai tempi fu un grande successo, rivisto oggi è uno dei pochi film nati sulla scia di Trinità ad essere ancora abbastanza godibile. Comunque fatto benissimo a livello tecnico: regia, fotografia, montaggio eccellenti, musiche di Nicolai splendide.
Il film ha ben tre coppie di protagonisti (troppe): quella ironica di due coraggiosi ragazzotti dell’Est, quella decisamente comica dei loro due servitori messicani e quella semiseria formata dai pistoleri nemici-amici Gianni Garko e William Berger. La parte migliore del film è ovviamente quella che vede in scena questi ultimi. Inappuntabile e nerovestito il personaggio di Garko si chiama in realtà Straniero, il soprannome Camposanto salta fuori giusto in un paio di battute evidentemente posticce, tanto per giustificare il titolo. Un sornione William Berger fa invece la parte del Duca, pistolero ugualmente fiero di essere figlio di un aristocratico quanto di una puttana. Il film segnò il ritorno di Berger dopo il vergognoso caso di malagiustizia italiana di cui era stato vittima: arrestato insieme alla moglie e degli amici per qualche spinello ad una festa, furono rinchiusi in manicomio, dove la moglie, convalescente da un’ operazione, morì per un’ infezione non curata.
Sotto le gag e le buffonate, qualche trovata malinconica (molto bella quella di Garko che decide di fare da angelo custode ai due piedidolci dopo averli visti mettere dei fiori sulla tomba della moglie) e degli evidenti riferimenti alla criminalità e omertà nel sud Italia.



1971 TESTA T'AMMAZZO, CROCE SEI MORTO: MI CHIAMANO ALLELUJA
di Giuliano Carnimeo con George Hilton, Charles Southwood, Agata Flori, Roberto Camardiel, Rick Boyd

Primo di una specie di trilogia "tortilla" di Carnimeo, che mette in scena una rivoluzione da barzelletta. Il film parte bene con Alleluja che, servendosi di una macchina da cucire che si trasforma in mitragliatrice, salva il generale rivoluzionario Ramirez dalla fucilazione. Lo vediamo poi serafico che contratta i suoi affari con Ramirez mentre intorno a loro piovono morti. I primi quaranta minuti di film sembrano quasi miracolosi: uno spaghetti commedia DAVVERO brillante, non solo vuotamente spiritoso. Non ci si annoia tra rivoluzionari allegramente cinici, soldati francesi impennacchiati, spie travestite da suore, banditi travestiti da frati, preti veri ma votati alla guerriglia, operazioni chirurgiche con il cavatappi, cadaveri negli armadi e persino un assurdo ussaro in trasferta messicana. Un gran peccato quindi che nella seconda parte gli autori perdano il senso della misura. La brillantezza diventa buffoneria, con scene d'azione esageratissime e cazzotoni alla Trinità. Poche, ma già fastidiosissime, le scivolate nel greve: dei banditi messi fuori gioco con un lassativo, un finto frate che parla il romanesco. Anche così però bisogna dire che il film nel complesso funziona là dove gran parte dei western comicaroli fallivano miseramente, cioè riesce a divertire e ogni tanto persino a far sorridere.



1971 UOMO AVVISATO MEZZO AMMAZZATO... PAROLA DI SPIRITO SANTO
di Giuliano Carnimeo con Gianni Garko, Cris Huerta, Pilar Velázquez, Víctor Israel, George Rigaud, Nello Pazafini, Rick Boyd

Di gran lunga il migliore dei tre film "rivoluzionari". Quello che mescola meglio l'azione comica e quella drammatica. Intediamoci: assolutamente comico, con decine di gag di grana grossa e grossissima (il finale coi rivoluzionari vestiti da puttane), ma se si sta al gioco fa ridere e pure tanto. Già molto che ci vengono risparmiate inflessioni dialettali e gag scatologiche. Funzionano l'ironia grottesca e il ritmo è scatenato, funzionano i personaggi, una folla di colorite macchiette che riesce ad essere picaresca senza scadere (quasi mai) nei personaggi da barzelletta, il Carezza di Cris Huerta, doppiato alla Tuco, è uno delle migliori variazioni del personaggio di Bud Spencer, mentre Pilar Velázquez è brava e simpatica, oltre che spaventosamente bella. Anche se Carnimeo pare preferisse Hilton, Garko aveva ben altra presenza e stile. Se infatti l'Alleluja di Hilton risulta un personaggio un po' incolore, messo spesso in secondo piano dalle macchiette che lo circondano, lo Spirito Santo di Garko ha il carisma surreale di Sartana, pur ribaltandone le caratteristiche estetiche. Soprattutto, pur mollando anche lui tanti cazzottoni, Spirito Santo non rinuncia a molteplici e appaganti stragi di massa.
Notevole l'inizio drammatico, con i soldati che mettono a ferro e fuoco un paesino sulle note di una splendida canzone "rivoluzionaria" di Bruno Nicolai. Se in Trinità si giocava con l'iconografia religiosa solo in qualche battuta, qui si va gustosamente sul pesante. Il film comincia con una madre che invita la figlioletta a confidare in Dio, al che arrivano i soldati e ammazzano il padre. Gli stessi soldati vengono poi inquadrati in una scena che ricorda "L'ultima cena" di Leonardo, arriva Spirito Santo e li fa fuori tutti. Da antologia anche il sermone del solito biondino assassino interpretato da Rick Boyd, nella scena in cui insieme ai fratelli seppellisce un malcapitato che hanno appena ucciso: "Non farlo più Signore! Se continui a mandarci dei ficcanaso, a noi poi tocca ammazzarli, chiaro? Beh, in fondo sono affari tuoi e di questo qua... Amen."



1972 IL WEST TI VA STRETTO AMICO, E' ARRIVATO ALLELUJA
di Giuliano Carnimeo con George Hilton, Lincoln Tate, Agata Flori, Roberto Camardiel, Nello Pazzafini, Riccardo Garrone
 
Raro caso negli spaghetti di autentico sequel, con gli stessi attori a rifare gli stessi personaggi del primo film di Alleluja (solo Agata Flori fa un personaggio diverso). Se i film precedenti si mantenevano però ancora in bilico tra avventura e comicità, in questo gli autori si buttano decisi sul comicarlo spinto, lasciando perdere ogni parvenza di western, ancorché brillante. Anche la rivoluzione messicana stavolta rimane del tutto sullo sfondo, utilizzata giusto come spunto di partenza della vicenda. Quindi quasi niente morti, ma solo gran sganassoni e botte in testa. Il problema non è la scelta del registro comico in sè, ma la materia puerile con cui si cerca di far ridere. Alleluja travestito da taverniere rifila un diuretico ad una pattuglia di soldati prussiani che parlano come le Sturmtruppen. Poi li mette fuori gioco con un'unica frustata sugli attributi mentre stanno facendo i loro bisogni tutti in fila. Dei rivoluzionari assediati rispondono in coro "Merda!" ad una proposta di resa. Un affarista di New York parla come un cumenda milanese e da dei "terroni" ai messicani. Un seduttore messicano geloso (l'ancora notissimo caratterista Riccardo Garrone) parla in siciliano e balbetta. Serve continuare? Bisogna dire che il film, a differenza della stragrande maggioranza dei "fagioli western", è ancora una volta fatto bene e si lascia guardare, avendo un suo ritmo e uno suo stile. Ma più che consolare la cosa mette tristezza al pensiero di tanto talento sprecato.

Al di là del discorso commerciale nato con il successo di Trinità, sembrerebbe quasi che ai tempi tutti quanti - pubblico, registi, attori - fossero felici e contenti di poter buttare finalmente(?) alle ortiche il western e poter fare gli spiritosoni tra capitomboli, smorfie e qualche parolaccia. Come all'asilo.


Infatti in seguito l'accoppiata Carnimeo e George Hilton darà vita ad un ulteriore dittico dedicato ad un pistolero e gambler nerovestito: Tresette, protagonista dei deliranti e francamente inguardabili Lo chiamavano Tresette... giocava sempre col morto (1973) e Di Tresette ce n'è uno tutti gli atri son nessuno (1974), dove dal western comicarolo scivoleranno definitivamente nella peggior commediaccia all'italiana, e dove l'ambientazione western diverrà totalmente pretestuosa e praticamente inesistente.

Tommaso Sega

domenica 29 gennaio 2012

le monografie 2 - I film di Sartana

SARTANA!
...il diavolo, probabilmente

Tra le mancanze dei produttori nostrani nella gestione della stagione del western italiano c'è da mettere in conto anche l'incapacità di tutelare i nomi dei personaggi simbolo del genere, tutti sfruttati e usati fino alla nausea per ogni genere di produzione. Più ancora dei vari Django e Ringo, a farne le spese è stato il personaggio di Sartana, il cui nome ancora oggi viene associato alle peggiori produzioni di serie Z. Anche a causa dei titoli surreali che distinguono la serie, roboanti e funerei, facilmente utilizzabili per giochi di parole e battute.
Sfortuna critica e cattiva fama paradossali, perché tra tutti gli antieroi degli "spaghetti" Sartana è l'unico ad essere stato protagonista di una saga regolare e ufficiale, curata e coerente. Sartana è praticamente il James Bond del nostro cinema. Non solo per via delle trame intricatissime e dei gadget di cui si serve il protagonista, caratteristiche evidentemente riprese dalla serie di 007, ma anche per lo stile elegante e pop dei film.



La serie di Sartana conta ben cinque film ufficiali, tutti diretti dall'elegante Giuliano Carnimeo, tranne il primo diretto da Gianfranco Parolini. Se Carnimeo è stato il motore della serie, Parolini è stato l'inventore del personaggio, una volta estromesso dalla serie Parolini infatti cercò in tutti i modi di ricrearne uno simile, inventandosi il Sabata di Lee Van Cleef e l'Indio Black di Yul Brinner. Ma Sartana vive soprattutto del fascino del suo interprete: Gianni Garko. Faccia tra le più memorabili del nostro cinema western, miglior emulo di Clint Eastwood, attore carismatico e versatile, il biondo Garko (che aveva già interpretato un personaggio di nome Sartana nel bellissimo Mille dollari sul nero) dona al personaggio un' aria aristocratica e misteriosa, con un che di costantemente minaccioso in sottofondo. Meno incisivo sarà il Sartana interpretato da George Hilton.

"Mi ha fatto paura... per un attimo mi è sembrato un fantasma!" dice un personaggio alla primissima apparizione di Sartana. E in effetti Sartana è un personaggio piuttosto spettrale, anche se più che un fantasma, visto anche il nome, potrebbe essere il diavolo in persona. Come il diavolo sparisce e riappare a suo piacimento, imprendibile e sulfureo. A differenza dello straniero senza nome dei film di Leone, che a un certo punto veniva umanizzato facendogli sorbire un pestaggio, Sartana non viene mai catturato o torturato, a meno che non lo decida lui per i suoi scopi. I suoi avversari raramente lo mettono in difficoltà, il divertimento sta nel vedere dove e quando Sartana salterà fuori e con quale trucco li ucciderà ogni volta. Bounty-killer, becchino, gambler, avvoltoio: la sua unica ragione di vita sembra essere l'oro, che strappa dalle mani di personaggi identificabili come cattivi solo perché relativamente più avidi e spietati di lui.


1968 ...SE INCONTRI SARTANA, PREGA PER LA TUA MORTE di Gianfranco Parolini
con Gianni Garko, William Berger, Klaus Kinski, Fernando Sancho, Sidney Chaplin, Sal Borgese

La serie si apre con un filmaccio tagliato con l'accetta a tutti i livelli, ma divertentissimo. Tutto il film è praticamente una sequela infinita di ammazzamenti. Il body-count è stellare, occhio e croce si vedranno accoppare tra le settanta e ottanta persone. Carogne che uccidono altre carogne e alla fine restano in piedi il protagonista e il becchino. Tutti (ma proprio tutti) fanno il doppio e triplo gioco, tentando di fregare gli altri. Nessun personaggio sembra sfiorato dal minimo senso di umanità, men che mai il gelido e spiritato protagonista, che si aggira per il film intrigando e accoppando al pari degli altri. Anzi, il più simpatico è proprio il più carogna di tutti: il Lusky di un grande William Berger, capace di compiere stragi con la sua mitragliatrice o accoltellare la sua amante sempre con un solare sorriso stampato in viso. Fernando Sancho fa uno dei suoi cento finti generali messicani pieni di patacche e riesce sempre ad essere divertente. Particina anche per uno spietato Klaus Kinski, che esce di scena molto presto, ma con una morte degna di nota; verrà ripescato nel film successivo. Niente di che il resto del cast, ma tanto i personaggi restano in scena al massimo due o tre scene prima di finire tutti accoppati. Qualche svarione nell'intrigo, ma non è evidentemente la trama ciò che conta.


1969 SONO SARTANA, IL VOSTRO BECCHINO di Giuliano Carnimeo Con Gianni Garko, Frank Wolff, Klaus Kinski, Gordon Mitchell, Ettore Manni, Sal Borgese, Renato Baldini, Rick Boyd, José Torres

Notevole salto di qualità della serie, che dal ruspante Parolini passa nelle mani del più raffinato e sofisticato Carnimeo. Uno dei classici di tutto il western all'italiana. Memorabile fin dalla strepitosa colonna sonora e gli spettacolari titoli di testa su sfondo rosso, tutti giocati sugli elementi distintivi di Sartana. Coloratissimo e stilizzato il film porta alle estreme conseguenze il lato gioiosamente macabro del genere. Assistiamo quindi ad un' altra iperbolica girandola di stragi e omicidi, con Sartana che si distingue dagli altri solo perché più abile ad ammazzare e a non farsi ammazzare. Se non fosse per la divertita aria pop e da fumetto che si respira, la visione del mondo proposta dal film sarebbe spaventosa, con un cumulo di personaggi senza alcun freno morale, accecati solo dalla più bieca avidità. La trama è intricata a livelli surreali, il che permette agli autori di sbizzarrirsi in colpi di scena e sequenze ad effetto a ripetizione. Esplosiva la galleria di personaggi messi in scena, a cominciare dalla schiera di bounty killer che si mettono sulle tracce di Sartana, ingiustamente ricercato per una rapina. Il film conta su facce mitologiche del genere come Frank Wolff, Gordon Mitchell, Sal Borgese, Rick Boyd, José Torres, Ettore Manni. Si ritaglia quasi un film tutto suo uno strepitoso e divertentissimo Klaus Kinski, nella parte del biancovestito Hot Dead, gambler incapace di giocare a poker(!), che fa il bounty killer solo per ripagare i debiti di gioco.



1970 BUON FUNERALE AMIGOS... PAGA SARTANA di Giuliano Carnimeo
con Gianni Garko, Daniela Giordano, George Wang, Ivano Staccioli, Helga Liné, Luis Induni, Franco Ressel, Rick Boyd

Bello quasi come il precedente e un po' diverso: è il più serio e il meno ironico di tutti i film di Sartana, quello più concentrato sulla trama gialla e misteriosa. Molto cupo e quasi gotico, visto anche il gran numero di sequenze notturne, girato quasi come fosse più un thriller che un western. Pochissimi gadget e nessuna scenografia fantasiosa. Ad un Sartana più sulfureo e fantasmatico che mai, fanno da contraltare non i soliti avversari pittoreschi, ma personaggi ambigui e sfuggenti che si muovono nell'ombra. Unica nota di colore la riuscitissima figura di biscazziere cinese (il "cinese di Roma", George Wang), protagonista del bellissimo e beffardo finale. L'aria pop del film sta tutta nell'eleganza e cura dello confezione: regia stilizzatissima, fotografia dai colori saturi, colonna sonora di gran classe. Forse è il capitolo che più mostra i debiti di Sartana con 007, tanto che stavolta il suo interesse non è concentrato unicamente sull'oro, visto che va persino a letto con una gran bel pezzo di figliola (Daniela Giordano), anche se non del tutto disinteressatamente. Il numero dei morti ammazzati è insolitamente basso per gli standard della serie, "appena" poco più di una ventina, quasi tutti defunti nei ripetuti attentati a Sartana che costellano il film. Qui come nel prossimo film Garko ha i baffi.


1970 UNA NUVOLA DI POLVERE... UN GRIDO DI MORTE... ARRIVA SARTANA di Giuliano Carnimeo con Gianni Garko, Nieves Navarro, Piero Lulli, Bruno Corazzari, Frank Braña, Massimo Serato, Renato Baldini, Sal Borgese

Tornano dosi più massicce di ironia e la serie continua a funzionare come un meccanismo ben oliato. C'è il solito intrigo, stavolta talmente complicato da sfiorare l'incomprensibilità. Come se non bastasse ci sono pure dei flashback menzogneri stile "Rashmon". Non manca la solita caterva di morti ammazzati, attentati, omicidi, doppi e tripli giochi. Se da una parte Carnimeo sembra già voler spostarsi verso i toni più grotteschi e acri dei suoi film successivi con Hilton, il Sartana di Garko diventa un personaggio assolutamente surreale e pop, vero e proprio precursore della moda dello steampunk visto i gadget assolutamente deliranti di cui si serve, tra cui un organo a canne che diventa una mitragliatrice e un piccolo totem - robottino che utilizza nelle maniere più diparate e letali. Nel solito branco di carogne che per tutto il film, per il solito bottino conteso, si fanno le scarpe a vicenda, si distingue la sempre meravigliosa Nives Navarro. Purtroppo è l'ultimo Sartana con Garko.



1970 C'E' SARTANA VENDI LA PISTOLA E COMPRATI LA BARA! di Giuliano Carnimeo
con George Hilton, Charles Southwood, Erika Blanc, Piero Lulli, Nello Pazzafini, Marco Zuanelli, Rick Boyd, Luciano Rossi

Titolo da antologia della serie e ultimo dei Sartana ufficiali. Sempre diretto dall'ottimo Carnimeo, ma con il biondo Garko sostituito dal moro George Hilton. Continuando le analogie con 007, questo passaggio di testimone fa lo stesso effetto di quello tra Sean Connery e Roger Mooore nella serie dell'agente segreto. L'ironia macabra e mortifera dei film precedenti si stempera un po', i morti ammazzati sono sempre parecchi, ma si respira un' aria relativamente meno crudele, più leggera e più apertamente parodistica. In una scena il Sartana di Hilton si dimostra addirittura premuroso e generoso con una vedova e il suo marmocchio, rivelandosi un po' più gambler e un po' meno becchino. Il film è comunque il solito spasso, divertente e ricchissimo di trovate, girato con il consueto mestiere e confezionato in maniera impeccabile. Mancano forse personaggi forti come nei film precedenti, anche se gli antagonisti sono i collaudatissimi Nello Pazzafini, nella parte del solito bandolero messicano, e Piero Lulli, in quella altrettanto solita dell'affarista corrotto. Nella parte di una coppia di fratelli killer mitico il doppio cameo di Rick Boyd e Luciano Rossi, i due biondini psicotici per eccellenza del cinema di genere italiano. Il pezzo forte è il lungo e gustoso scontro finale tra Sartana e un Sabata biancovestito e con l'ombrellino rosa. L'unico vero difetto del film è che al quinto giro di giostra la formula inizia a mostrare la corda.

Forse per questo, Carnimeo e Hilton decidono di mettere da parte Sartana e di dar vita ad un altro personaggio: Alleluja. Nonostante tutto però si tratta in tutta evidenza sempre dello stesso personaggio, anche dal punto di vista estetico difficilmente distinguibile da Sartana. Quindi le due pellicole di Alleluja possono tranquillamente essere considerate un' appendice alla serie ufficiale. Ma dei legittimi (anche se non sempre degni) eredi di Sartana ne scriveremo alla prossima occasione.

Tommaso Sega