Visualizzazione post con etichetta Harald Reinl. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Harald Reinl. Mostra tutti i post

giovedì 12 gennaio 2012

il western tedesco 2

C'ERA UNA VOLTA IL KRAUT WESTERN
2. Non solo Winnetou

Continua la nostra rassegna dei western tedeschi, stavolta prendendo in esame i film prodotti nella Germania occidentale non appartenenti al ciclo di Winnetou.

Oltre Karl May (o quasi)

Immagine

1963 Die Flußpiraten vom Mississippi (Agguato sul grande fiume) di Jürgen Roland
con Hansjörg Felmy, Brad Harris, Horst Frank, Sabine Sinjen, Dorothee Parker, Tony Kendall

A conferma della natura avventurosa e letteraria del "kraut", questo primo tentativo di slegarsi dai romanzi di Karl May propone un menù a base di pirati, battelli, arrembaggi e vendette, ed è tratto da un romanzo di un altro scrittore tedesco, Friedrich Gerstäcker. Anche qui viene sfruttata un'ambientazione poco frequentata dal western americano (il Mississippi dei battelli) e c'è l'alleanza tra l'eroe bianco e gli indiani. Brad Harris e Tony Kendall faranno fortuna (relativa) insieme nel cinema di genere italiano, anche se qui non formano ancora una coppia. Horst Frank invece fa già il cattivo soggetto come poi in molti spaghetti western.

1964 Die Goldsucher von Arkansas (Alla conquista dell'Arkansas) di Alberto Cardone e Paul Martin
con Brad Harris, Mario Adorf, Horst Frank

Un altro kraut western tratto da un romanzo di Friedrich Gerstäcker, ma stavolta la trama sembra la solita dei romanzi di Karl May, con i consueti indiani buoni sul piede di guerra perché i cercatori d'oro tentano di invadere il loro territorio. C'è la mappa del tesoro, il cattivo fomentatore (Horst Frank ovviamente ), l'eroe bianco (Brad Harris) e qualche bella attrice come contorno.

1964 Die Schwarzen Adler von Santa Fe (I gringos non perdonano) di Ernst Hofbauer e Alberto Cardone
con Brad Harris, Horst Frank, Tony Kendall

Terzo film con protagonista Brad Harris che fa il buono e Horst Frank cha fa il cattivo. Raro caso di kraut western non basato su un' opera letteraria, ma gli elementi sono esattamente sempre quelli dei film tratti da Karl May. Unica variante, stavolta i banditi fomentatori non si sono travestiti da indiani per uccidere i coloni, ma da soldati per uccidere direttamente gli indiani... tutta un' altra cosa, no?

1964 Der Letze Mohikanner (La valle delle lunghe ombre) di Harald Reinl
con Daniel Martín, Anthony Steffen, Joachim Fuchsberger, Karin Dor

Il classicone "L'ultimo dei Mohicani" in salsa kraut, diretto dallo specialista Harald Reinl. Adattamento quasi inevitabile considerata la tendenza al letterario del filone e visto che James Fenimore Cooper era fonte di ispirazione ovvia e primaria per Karl May. E infatti il tono e lo stile sono esattamente quelli dei film di Winnetou. Esordio della futura stella degli "spaghetti" Anthony Steffen nella parte di Occhio di Falco. Agguati, battaglie e tradimenti con brio, secondo la critica del tempo.

Tre kraut bizzarri

Immagine

1965 Die Hölle von Manitoba (Sfida a Glory City) di Ralph Gideon [Sheldon Reynolds]
con Lex Barker, Pierre Brice e Marianne Koch

Tratto da un racconto dell'americano F.X. Toole, scrittore che quaranta anni dopo ispirerà nientemeno che Clint Eastwood per "Million Dollar Baby". Trama bizzarrissima, di gran lunga la più originale mai tentata nei "kraut", che anticipa quella di "Pronti a morire" di Raimi e "Quattro tocchi di campana" con Kirk Douglas: per celebrare l'anniversario cittadino in quel di Glory City non si trova niente di meglio che organizzare ogni anno un duello mortale tra pistoleri. Il problema è che stavolta i due pistoleri prima del duello hanno avuto il tempo di fare amicizia, facendo fronte comune contro il prepotente locale e innamorandosi della stessa donna. Protagonisti i due divi del genere, Lex Barker e Pierre Brice, che provano ad intepretare ruoli diversi dai loro soliti. Innocua bizzarria o film da riscoprire?

1965 Der Schatz der Azteken (I violenti di Rio Bravo) di Robert Siodmak
con Lex Barker, Gérard Barry, Rick Battaglia

Conosciuto anche come Die Pyramide des Sonnengottes. Tratto sempre da un romanzo di Karl May. Altro tentativo di variare lievemente il menù, insaporendolo con un' ambientazione diversa. Stavolta vanno di scena rurales, rivoluzionari e soldati francesi. C'è però sempre di mezzo un tesoro (atzeco) e il buono e il cattivo hanno sempre le consuete e rassicuranti facce di Lex Barker e Rick Battaglia. Dirige con eleganza un notevole artigiano di Hollywood a fine carriera.

1965 Das Vermächtnis des Inka (Viva Gringo) di Georg Marischka
con Guy Madison, Rik Battaglia, Fernando Rey, William Rothlein, Francisco Rabal

Ennesimo adattamento di un romanzo di Karl May. Coloratissimo quasi-western ambientato in Perù, con gli Incas al posto dei soliti indiani. Ma la formula non cambia di una virgola, con il solito eroe che deve scongiurare la solita guerra, lottando contro il tempo e il solito cattivo, che ha pure la solita faccia di Rick Battaglia. Nel suo fondamentale dizionario sui western spaghetti il critico Marco Giusti lo definisce "folle" e "assurdo", ma da ragazzino ci andava matto.

Un tardo dittico londoniano

Immagine

1972 Der schrei der schwarzen Wölfe (Il cacciatore solitario) di Harald Reinl
con Ron Ely, Raimund Harmstorf, Gila von Weitershausen, Arthur Brauss

Harald Reinl torna al western avventuroso con questo (vago) adattamento di Jack London, scrittore molto in voga nel cinema nei primi anni 70 (avrà un suo fortunato filone anche nel western all'italiana con i film dedicati a Zanna Bianca). Questo è un classico della programmazione anni '80 delle tv locali, con il longilineo Ron Ely (celebre Tarzan anni '60 dei telefilm) e Raimund Harmstorf, faccia da cattivo anni 70 che le prenderà anche da Bud Spencer in diversi film e telefilm.

1972 Die blutigen Geier von Alaska (La lunga pista dei lupi) di Harald Reinl
con Doug McClure, Harald Leipnitz, Angelica Ott, Roberto Blanco, Kristina Nel

L'americanissimo Doug McClure - un' altra faccia tipica di telfilm o film (di serie B) americani - è il protagonista del secondo e ultimo western londoniano di Reinl. Soliti ingredienti del genere: lupi, slitte, neve e mocciosi in pericolo.

Un sereno addio

Immagine

1976 Zwei gegen Tod und Teufel o Potato Fritz (Massacro a Condor Pass) di Peter Schamoni
con Hardy Krüger, Stephen Boyd, Anton Diffring, Friedrich von Ledebur

A modo suo anche il kraut western ha il suo film crepuscolare. Il genere da l'addio con un film volutamente e affettuosamente demodé, con tutti gli elementi tipici del genere: cattivi travestiti da indiani, indiani buoni ma giustamente incazzosi, eroi bianchi buonissimi che devono risolvere un'intricata faccenda. Parecchi morti, trama ingegnosa, regia solida, ottimo cast di tipiche facce da caratteristi. Degno epilogo per un genere che non ha forse regalato capolavori, ma che è sempre stato realizzato nel più dignitoso artigianato cinematografico.

Anche il "kraut" aveva la sua serie Z

Per completezza, ecco anche i titoli "sconsigliati" del genere.

Immagine

1963 Der letzte Ritt nach Santa Cruz (La lunga strada della vendetta) di Rolf Olsen
con Edmund Purdom, Mario Adorf, Marianne Koch, Klaus Kinski, Marisa Mell
In italia conosciuto anche come Ortiz il bandito. Con il successivo forma una specie di dittico western più austriaco che tedesco. Cast di assoluto rispetto, per la solita storiella di falsa accusa e vendetta, tipica dei western di serie F (e in giù).

1964 Heiss Weht der Wind (Grido di vendetta) di Rolf Olsen
con Thomas Fritsch, Gustav Knuth, Judith Dornys, Heidemarie Hatheyer
Altro western austriaco. Storia alla "Notte senza fine" di Raoul Walsh, con tanto di protagonista smemorato. Rispetto al precedente stavolta il regista Rolf Olsen non può neanche contare sul sostegno di un cast di livello.

1964 Freddy und das Lied der Prärie (Sei pallottole per Ringo Kid) di Sobey Martin
con Freddy Quinn, Rik Battaglia, Beba Loncar, Mamie Van Doren, Carlo Croccolo
Inguardabile western "musicarello", a meno che non ci si accontenti delle guardabilissime Beba Loncar e Mamie Van Doren. Protagonista il "crooner" Freddy Quinn, pare una specie di Johnny Dorelli tedesco.

1965 Die banditen vom Rio Grande (Rio diablos) di Helmuth M. Backhaus
con Harald Leipnitz, Maria Perschy, Wolfgang Kieling, Gerlinde Locker
Raro caso di kraut western ambientato nel sud-ovest americano, tipica ambientazione da spaghetti western. Ma con gli analoghi prodotti nostrani sembra avere in comune soprattutto la risibilità dei mezzi.

1965 Duell vor Sonnenuntergang (Sparate a vista a Killer Kid) di Leopold Lahola
con Peter Van Eyck, Carole Gray, Wolfgang Kieling, Terence Hill
Tentativo di western classico, che va a parare dalle parti melodrammatiche dei western italo-spagnoli pre-Leone. Probabile unico motivo di interesse: Terence Hill che fa... il cattivo!

1965 Sie nannten ihn Gringo (Lo sceriffo non paga il sabato) di Roy Rowland
con Götz George, Helmut Schmid, Alexandra Stewart, Daniel Martín
Cast teutonico, ma western di influenza spagnoleggiante, diretto da un veterano hollywoodiano sul viale del tramonto, che dieci anni prima aveva diretto in patria il bizzarro e godibile "Un napoletano nel Far West".

2000 Der Schuh es Manitou (inedito in Italia) di Michael Herbig
con Michael "Bully" Herbig, Christian Tramitz, Sky Dumont, Marie Bäumer
Incredibile: il genere viene resuscitato nel 2000 tramite la parodia e diventa campione di incassi in Germania! Affettuosa ironia o cinepanettone alla tedesca?

Tommaso Sega

martedì 10 gennaio 2012

il western tedesco 1

C'ERA UNA VOLTA IL KRAUT WESTERN
1. La saga di Winnetou

Tra la crisi del cinema western americano e l'avvento dei film di Sergio Leone, per tre anni, dal 1962 al 1965, la via per il West passò tra le alpi tedesche della Germania Occidentale. Il cosiddetto kraut western (nomignolo un po' denigratorio ormai nobilitato dall'uso, al pari di spaghetti western) fu un filone atipico nel genere. Nonostante il grande successo non espresse molti titoli (una trentina) e fu quasi del tutto impermeabile all'influenza degli spaghetti western, preferendo sparire piuttosto che cambiare. Un cinema classico, di stampo decisamente hollywoodiano, indirizzato ai ragazzi (per quanto parecchio violento, come si usava in epoche non ancora politicamente corrette) che a differenza degli "spaghetti" non si metteva in competizione diretta col western americano, sfruttandone invece un filone relativamente poco frequentato da Hollywood: il western avventuroso settecentesco alla Fenimore Cooper. Unica grande differenza con i film americani, il ruolo sempre positivo attribuito agli indiani. Caratteristica che poi verrà estremizzata nel flione degli "indianerfilme" di Gojco Mitic prodotti nella Germania orientale. Base del genere, con ben 13 trasposizioni (di cui 11 appartenenti alla saga di Winnetou), i romanzi dello scrittore Carl May, una sorta di Salgari tedesco. In generale, altro enorme differenza con i western italiani, tutti i kraut western avranno un' origine letteraria. Oltre a quello di May i nomi chiave del genere saranno quelli del regista Harald Reinl (otto film), dell'attore americano Lex Barker, ex-Tarzan ed ex-divo americano, tornato tale interpretandone uno ne "La dolce vita" di Fellini, e il francese Pierre Brice che interpreterà l'indiano Winnetou, personaggio simbolo del genere, ancora oggi popolarissimo in Germania, tanto da essere ancora protagonista di film d'animazione e di recentissime serie televisive.

Il primo ciclo di Winnetou

Generalmente considerati dagli appassionati i migliori del genere.
Immagine

1962 Der Schatz im Silbersee (Il tesoro del lago d'argento) di Harald Reinl
con Lex Barker, Pierre Brice, Karin Dor, Herbert Lom

Primo film del ciclo Winnetou. Prototipo del genere e primo western europeo di (enorme) successo. Ai tempi quasi un kolossal, il film tedesco più costoso mai girato fino ad allora. Grandi spazi montani, tesori nascosti, mappe, rapimenti, inseguimenti e omicidi: gli elementi più caratteristici del genere ci sono già tutti. Lex Barker nei panni del coraggioso trapper Old Shatterhand e Pierre Brice nei panni del capo indiano Winnetou diventano gli idoli di una generazione di ragazzini tedeschi. Il veterano Reinl fornisce una regia di solidità hollywoodiana. Tipica del genere anche la fotografia dai colori caldi e saturi. Altro particolare non indifferente, le molto decorative attrici chiamate di volta in volta ad interpretare varie bellissime indianine.

1963 Winnetou I. Teil (La valle dei lunghi coltelli) di Harald Reinl
con Lex Barker, Pierre Brice, Marie Versini, Mario Adorf

Secondo Winnetou (a dispetto del titolo): è quasi un prequel, dato che racconta l'inizio dell'amicizia tra i due protagonisti. Uno dei migliori e più amati capitoli del filone. Intricata storia di tradimenti, guerre indiane, ferrovie e cercatori d'oro. Il trapper Old Shatterhand deve fermare una guerra imminente e salvare l'amico Winnetou, rapito dagli indiani cattivi. C'è pure un treno che sfonda un saloon, se ricorda qualcosa...

1963 Winnetou II. Teil (Giorni di fuoco) di Harald Reinl
con Lex Barker, Pierre Brice, Anthony Steel, Karin Dor, Klaus Kinski, Mario Girotti [Terence Hill]

Terzo Winnetou. Il solito Winnetou è nei guai per colpa del solito fomentatore bianco, che vuole scatenare l a solita guerra tra indiani e pionieri. A dargli una mano, ovviamente, l'amico di sempre Old Shatterhand. Solite avventure, ma anche solito gran divertimento. Occhio che a questo giro spuntano fuori gli ancora sconosciuti Klaus Kinski e Horst Frank, più un Mario Girotti non ancora diventato Terence Hill.

1963 Old Shatterhand (La battaglia di Fort Apache) di Hugo Fregonese
con Lex Barker, Guy Madison, Pierre Brice, Daliah Lavi, Rik Battaglia

Primo dei Winnetou non diretti da Reinl, quindi considerato dai cultori una specie di capitolo fuori serie. Un misterioso individuo compie dei delitti addossandone la colpa agli indiani. Occorre risolvere il mistero e fermare il massacro. La saga passa nelle mani del talentuoso argentino Hugo Fregonese, che negli anni 50 ad Hollywood aveva girato il misconosciuto capolavoro "La rivolta dell'apache". Come in quello, anche in questo mette in scena una memorabile e sanguinosa battaglia, incupendo parecchio i toni e realizzando forse il miglior kraut western di sempre. L'italiano Rik Battaglia da qui in poi diventerà il cattivo per eccellenza del genere.

1965 Winnetou III. Teil (Desperado Trail) di Harald Reinl
con Lex Barker, Pierre Brice, Rick Battaglia, Sophie Hardy, Gojco Mitic

Sarebbe il quarto capitolo di Winnetou, benché distribuito dopo almeno sei film con protagonista il capo indiano interpretato da Pierre Brice (se non vi è chiaro cosa sto scrivendo aspettate il paragrafo successivo). Ma per i puntigliosi tradizionalisti della serie sono "ufficiali" solo i film diretti da Reinl. Capitolo storico per gli appassionati, in qualche modo conclusivo dato che il personaggio di Lex Barker/Shatterdand in questo film addirittura muore! I film successivi che rimetteranno in scena il trapper Old Shatterhand andrebbero quindi considerati come dei prequel.

I Winnetou "apocrifi"

Immagine

1964 Unter Geiern (Là dove scende il sole) di Alfred Vohrer
con Stewart Granger, Pierre Brice, Elke Sommer, Gojco Mitic, Mario Girotti [Terence Hill]

Il francese Pierre Brice si presta ad una produzione di film con Winnetou quasi parallela a quella con Lex Barker. Cambiano produttori, registi e soprattutto il compagno d'avventure: al posto di Lex Barker, Stewart Granger, che porta nel filone il fascino e il disincanto dei suoi ruoli hollywoodiani, ma soprattutto una abbondante dose di autoironia. Invece che Mano di Ferro (Shatterhand), il suo personaggio si chiama Mano Sicura (Surehand), o Mano Veloce come vogliono i distributori italiani. Per qualche appassionato il primo film con il divo americano è persino migliore dei primi intoccabili Winnetou diretti da Reinl. Occhio alla morbidosa Elke sommer, al ruspante "indiano" Gojco Mitic futura star del western oltre Cortina e ad un Terence Hill ancora Mario Girotti, che tornerà nei film successivi.

1964 Und Der Ölprinz (Danza di guerra per Ringo) di Harald Philipp
con Stewart Granger, Pierre Brice, Macha Meril, Mario Girotti [Terence Hill]

Il pubblico di ragazzini non ha gradito il cambio di guardia tra lo statuario Lex Barker e il flemmatico e brizzolato Stewart Granger, così il film precedente non ha ottenuto un gran successo. La produzione si fa quindi svogliata e di serie B, con tanto di scene al risparmio riciclate da altri film. Considerato da molti il capitolo peggiore della serie. L'imbecillissimo titolo italiano rende chiaro che i tempi stavano cambiando.

1965 Old Surehand I. Teil (Surehand, Mano Veloce) di Alfred Vohrer con Stewart Granger, Mario Girotti [Terence Hill], Pierre Brice, Letitia Roman
Il ritorno di Vohrer alla regia garantisce una maggiore solidità rispetto al capitolo precedente. Visto che le star Stewart Granger e Pierre Birce ormai costano troppo vengono messi un po' in disparte (Old Surehand appare quasi a metà film), mentre cresce il ruolo del meno costoso (ancora per poco) Terence Hill/Mario Girotti, protagonista della parte sentimentale del film a fianco di Letitia Roman.

Gli ultimi Winnetou

Immagine

1966 Winnetou und sein freund Old Firehand (Tempesta alla frontiera) di Alfred Vohrer
con Pierre Brice, Rod Cameron, Marie Versini

Mentre infuria la tempesta degli spaghetti western, l'ottimo Vohrer - già regista dei migliori Winnetou con Stewart Granger - tenta di svecchiare la serie, modernizzando la confezione e aumentando considerevolmente il tasso di violenza. Oppure semplicemente l'aria dei tempi tirava ormai troppo forte per continuare a sperare di ignorarla. Il povero Rod Cameron, attore americano sul viale del tramonto, già scarto dagli spaghetti western (era il protagonista de "Le pistole non discutono" il famigerato film gemello di "Per un pugno di dollari"), affligge il film con il suo faccione stanco, interpretando il nuovo compagnuccio di Winnetou: Old FireHand (dopo Old Shatterhand e Old Surehand... viva la fantasia).

1966 Winnetou und das Halbblut Apanatschi (Il giorno più lungo di Kansas City) di Harald Philipp
con Lex Barker, Pierre Brice, Ursula Glas

La serie ritrova Lex Barker e si riforma la coppia originale. Al penultimo film della serie, sostanzialmente la formula è sempre la stessa: ancora una volta il miraggio dell'oro minaccia la coesistenza tra indiani e coloni e tocca ancora una volta alla ricostruita coppia d'oro fare piazza pulita dei cattivi e proteggere l'indianina bona di turno. Alla regia Harald Philipp, che non vale l'altro Harald (Reinl) della serie, ne il precedente Vohrer, ma il film ha i suoi estimatori.

1968 Winnetou und Shatterdand im Tal der Toten (L'uomo dal lungo fucile) di Harald Reinl
con Lex Barker, Pierre Brice, Rick Battaglia

Undicesimo e ultimo Winnetou. E fine in generale dei kraut western, ormai totalmente soppiantati dagli spaghetti western. Torna al timone il veterano Harald Reinl e tutti gli attori principali del primo mitico film, ma sembrano passati vent'anni invece che solo sei, visto che il film viene distribuito poco e male, passando totalmente inosservato. Trama che ricicla i soliti elementi sfiorando l'ossessione: oro, indiani, soldati, false accuse e banditi fomentatori. Coerenza o testardaggine?

Tommaso Sega